I rodenticidi includono una grande varietà di sostanze velenose e rappresentano perciò lo strumento più immediato per eliminare un parassita. Sono generalmente suddivisi in rodenticidi acuti e rodenticidi cronici. Nel primo gruppo sono incluse le sostanze in grado di provocare la morte dei roditori nel giro di poche ore e con una sola ingestione (Alfacloralosio, Alfacloridrina, Arsenico, Brometalina, Colecalciferolo, Ergocalciferolo, Fosfuro di zinco, Norbormide, Scilla rossa, Scilliroside, Sodio-mono-fluoroacetato, Solfato di Tallio, Stricnina), mentre nel secondo quelle che necessitano di una o più ingestioni e comunque di un tempo molto più lungo per provocare il decesso (Brodifacoum, Flocoumafen, Difenacoum, Bromadiolone, Difethialone, Coumatetralyl, Diphacinone, Pindone, Warfarin, Coumacloro, Clorophacinone).
Anche se con meccanismi di azione assai diversi fra loro, con il termine di rodenticidi acuti si intendono tutte quelle sostanze in grado di condurre alla morte l'individuo in meno di 24 ore. Definiti anche ad azione abbattente o fulminanti, essi sono estremamente validi nei trattamenti iniziali in virtù della grande rapidità di azione che li contraddistingue: infatti, il roditore intossicato smetterà di nutrirsi e di contaminare l'ambiente in un lasso di tempo assai breve dall'assunzione del veleno, a differenza di quanto avviene con gli anticoagulanti, dove gli animali colpiti continuano ad essere attivi per più giorni.
Tuttavia, a tale rapidità di azione si associano importanti inconvenienti che hanno gradualmente ridotto l'impiego di queste sostanze in favore di altri composti più recenti e di minore tossicità. In primo luogo, tali veleni non dispongono quasi mai di antidoti efficaci, rendendosi assai pericolosi per la salute dell'uomo e delle altre specie non bersaglio come gli animali domestici e da allevamento, i quali possono venire erroneamente a contatto con le esche tossiche. Anche nei pochi casi in cui esista un antidoto, la rapida azione di questi principi attivi ne rende molto difficile la somministrazione in tempi utili.
In secondo luogo, i rodenticidi acuti tendono a sviluppare nei roditori una elevata diffidenza per le esche. Infatti, dato che i sintomi dell'intossicazione si presentano già nell'arco delle prime ore o, talvolta, nei minuti immediatamente successivi l'ingestione dell'esca tossica, gli individui che abbiano ingerito dosi sub-letali del principio attivo sono in grado di associare il malore all'assunzione del cibo avvelenato e quindi diffidarne da quel momento in poi, vanificando così l'utilità della campagna di derattizzazione nel lungo periodo.
Tra i rodenticidi acuti utilizzati in passato ricordiamo il Triossido di arsenico, la Crimidina, il Fluoracetamide, il Phosacetim, il Silatrane, il Fluoracetato di sodio, la Stricnina, il Solfato di Tallio, il Calciferolo, il Fosfuro di zinco ed il Norbormide.
| PRINCIPIO ATTIVO | NOME CHIMICO | CARATTERISTICHE | TOSSICITÀ |
|---|---|---|---|
| Tratto da: Scirocchi A. (1988) «Guida alla disinfestazione». CESI, Roma: 76. | |||
| Alfacloralosio | 1,2-O-(2,2,2-trichloroethylidene)-alpha-D-glucofuranose | Rodenticida narcotico attivo sul Mus domesticus ma non sui ratti. Risulta maggiormente efficace se microincapsulato poiché in tale formulazione si ritarda l'insorgere dei sintomi di avvelenamento, impedendo ai roditori di maturare una specifica diffidenza per le esche. È tossico e repellente per gli uccelli, determinandone la morte per produzione di edemi polmonari. | DL50 su ratto 400 mg/kg DL50 su topo 32 mg/kg DL50 su uccello 32-178 mg/kg |
| Fosfuro di zinco | P2ZN3 | Polvere color antracite dall'odore di aglio, che tuttavia non infastidisce i roditori ma risulta repellente per gli altri animali in genere. Stabile se asciutto, si decompone lentamente in ambiente umido. Agisce in meno di un'ora provocando la morte per arresto cardiaco e per gravi danni a fegato e reni. Entrato in contatto con l'acqua ed i liquidi fisiologici, la sua azione tossica si esplica a seguito della formazione di idrogeno fosforato (PH3). Estremamente tossico per i Mammiferi e gli Uccelli, il suo utilizzo è bandito. | DL50 su ratto 45,7 mg/kg DL50 su pollo 60 mg/kg DL50 su cane 200-300 mg/kg DL50 su gatto 200-300 mg/kg DL50 su coniglio 200-300 mg/kg |
Alla famiglia dei rodenticidi cronici o ad effetto residuale appartengono gli anticoagulanti, sostanze il cui effetto si concentra principalmente nel fegato dell'individuo intossicato e che interferiscono con con i fattori responsabili della coagulazione del sangue.
In condizioni normali, il formarsi di emorragie dovute a fragilità capillare è un fenomeno che ricorre con una certa frequenza e al quale l'organismo riesce tranquillamente a far fronte grazie alla coagulazione. Negli individui intossicati, invece, tale azione riparatrice è completamente inibita e l'organismo è vittima di numerose e diffuse emorragie interne, localizzate in particolare all'interno della cavità toracica, nei tessuti sottocutanei, nello stomaco, nell'intestino ed a livello polmonare. I sintomi sono costituiti da debolezza, letargia ed assenza di riflessi, e spesso confermati da tracce di sangue attorno a naso, bocca, occhi ed orifizio anale.
L'azione anticoagulante di questi principi attivi è dovuta al loro antagonismo con l'enzima epossido-reduttasi, il quale è deputato, nelle cellule del fegato, alla riduzione della forma biologicamente inattiva della vitamina K alla sua forma biologicamente attiva. Quest'ultima è una sostanza fondamentale per il compimento del processo di coagulazione del sangue, dal momento che da essa dipendono la sintesi della protrombina (fattore II) e di altre importanti proteine coinvolte nella ricostruzione cellulare (fattori VII, IX e X). Nei roditori, l'intervallo temporale che intercorre fra l'ingestione di una dose letale di anticoagulanti e la comparsa dei segni clinici è quantificato in 1-5 giorni, mentre la morte sopraggiunge dopo 2-10 giorni (anche se studi sul campo hanno verificato il decesso della gran parte degli individui già entro i primi cinque giorni dall'assunzione dell'esca avvelenata).
Sebbene fossero stati già sintetizzati nel 1903 in Germania quali derivati della cumarina - senza tuttavia ne fosse compresa la possibilità di applicazione - la scoperta degli anticoagulanti come mezzo di lotta ai Roditori fu del tutto casuale. A partire dal 1922 negli Stati Uniti si osservò una crescente moria, a seguito di estese emorragie interne, del bestiame che si nutriva di trifoglio insilato. Studi specifici condotti dalla stazione sperimentale del Wisconsin portarono, nel 1939, all'identificazione della tossina responsabile della malattia: un anticoagulante a base di cumarina. Lo stesso anno venne quindi sintetizzato il primo anticoagulante sintetico, il Dicoumarol, anche se la commercializzazione di composti realmente efficaci sarebbe avvenuta soltanto alcuni anni dopo con la comparsa, nel 1952, del Warfarin, il primo principio attivo inibitore dell'enzima epossido-reduttasi e capostipite degli anticoagulanti di prima generazione (Coumatetralyl, Coumacloro, Pindone, Chlorophacinone, Diphacinone).
Gli anticoagulanti di prima generazione sono caratterizzati da una azione cumulativa e cioè implicano la necessità da parte dell'animale di nutrirsi a più riprese dell'esca affinché il principio attivo raggiunga la concentrazione idonea a causarne la morte. Tale peculiarità ha portato tuttavia nel corso degli anni alla comparsa di ceppi di roditori immuni a queste sostanze, costringendo l'uomo alla ricerca di nuove tossine in grado di uccidere gli animali resistenti.
| PRINCIPIO ATTIVO | NOME CHIMICO | CARATTERISTICHE | TOSSICITÀ |
|---|---|---|---|
| Tratto da: Scirocchi A. (1988) «Guida alla disinfestazione». CESI, Roma: 78-79. | |||
| Warfarin | 3-(1-acetonilbenzil)-4-idrossicumarina | Rodenticida inodore ed insapore disponibile anche sottoforma di sale sodico solubile in acqua per la preparazione di esche liquide. Impiegato allo 0,025-0,05% per la lotta contro ratti e topi. | DL50 su ratto 14-323 mg/kg DL50 su cane 20-50 mg/kg DL50 su coniglio 800 mg/kg DL50 su gatto 2,5-20 mg/kg DL50 su anatra 620 mg/kg |
| Difenacoum | 3-(3-p-difenil-1,2,3,4-tetraidronaftil-1-yl-1)-4-idrossicumarina | Rodenticida introdotto nel 1974 per fronteggiare i fenomeni di resistenza agli anticoagulanti tradizionali manifestati da alcuni ceppi di roditori. Impiegato allo 0,005-0,01% nella formulazione di esche solide. | DL50 su ratto 1,8-7 mg/kg DL50 su cane 50 mg/kg DL50 su coniglio 2 mg/kg DL50 su gatto 100 mg/kg |
Nel 1958, in una zona agricola della Scozia, fu scoperta una popolazione di Surmolotto composta per la maggior parte di individui resistenti alle esche rodenticide a base di Warfarin e Diphacinone. Negli anni seguenti i casi si moltiplicarono con maggior frequenza, determinando l'avvio di una nuova serie di studi volti alla ricerca di composti innovativi in grado di uccidere gli animali resistenti.
Nel 1976 venne quindi sintetizzato ed immesso sul mercato il Difenacoum, cui seguirono altri composti sempre più potenti quali il Bromadiolone (1976), il Brodifacoum (1979), il Flocoumafen (1984) ed il Difethialone (1992). Definite anticoagulanti di seconda generazione, queste sostanze sono estremamente efficaci dopo l'ingestione di piccole quantità di esca e spesso mortali anche a seguito dell'assunzione di una singola dose (di qui la denominazione alternativa di anticoagulanti a dose singola).
Queste sostanze rappresentano oggi lo strumento più utilizzato dai professionisti nelle derattizzazioni con rodenticidi. Poiché la loro concentrazione nelle esche è molto bassa ed intercorrono diversi giorni prima che il principio attivo ottenga il massimo effetto sull'organismo, essi sono relativamente sicuri per la salute dell'uomo e degli animali domestici, evitando inoltre l'insorgere nei roditori della diffidenza per le esche tipica dei rodenticidi acuti.
Infine, la sicurezza degli anticoagulanti è largamente aumentata dall'esistenza di un antidoto valido, vale a dire l'assunzione di vitamina K1. Infatti, data la sua facile reperibilità e l'azione molto lenta delle tossine, esso ha l'opportunità di venir somministrato in tempo utile. Inoltre, nei casi di avvelenamento gravissimi, è sempre possibile effettuare una trasfusione di sangue.
| PRINCIPIO ATTIVO | NOME CHIMICO | CARATTERISTICHE | TOSSICITÀ |
|---|---|---|---|
| Tratto da: Scirocchi A. (1988) «Guida alla disinfestazione». CESI, Roma: 78-79. | |||
| Brodifacoum | 3-[3-(4'-bromobifenil-4-yl)-1,2,3,4,tetraidro-1-naftil]-4-idrossicumarina | Rodenticida anticoagulante attivo ad ingestione singola, efficace su tutti i roditori resistenti agli anticoagulanti tradizionali. La tossicità di questa sostanza verso le specie non bersaglio è tuttavia superiore. | DL50 su ratto 0,22-0,73 mg/kg DL50 su cane 0,25-3,56 mg/kg DL50 su coniglio 0,2-0,3 mg/kg DL50 su gatto 25 mg/kg DL50 su anatra 0,26-4,6 mg/kg DL50 su maiale 0,1 mg/kg |