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Anobidi

Anobium punctatum, Lasioderma serricorne,
Stegobium paniceum, Xestobium rufovillosum

Alla famiglia degli Anobidi (Anobiidae) appartengono circa 1˙500 specie di piccoli insetti di colore variabile da marroncino a nero e di forma allungata od ovale. Il capo è spesso ricoperto dal pronoto mentre le corte zampe si inseriscono in scanalature nella parte inferiore del corpo. Gli ultimi tre segmenti delle antenne sono in genere allungati o espansi.
Le uova di questi coleotteri sono deposte dalla femmina su una riserva di cibo adatta allo sviluppo degli embrioni. Le piccole larve, una volta fuoriuscite dall'uovo, si insinuano all'interno del substrato, realizzando lunghe gallerie circolari, per poi impuparsi appena al di sotto della superficie.
Diffusi in tutto il mondo, in Italia alcune specie risultano infestanti abituali di magazzini e depositi di sostanze alimentari (è il caso, per esempio, dell'Anobio del pane o Anobio dei biscotti - Stegobium paniceum - e dell'Anobio del tabacco - Lasioderma serricorne) o dei manufatti lignei (come accade per il Tarlo comune del legno - Anobium punctatum - e per l'Orologio della morte - Xestobium rufovillosum). Altre specie sono molto dannose in agricoltura poiché attaccano le piante di cereali, legumi, spezie e tabacco.

Tarlo comune del legno

Anobium punctatum
Fotografia di un esemplare adulto di Anobium punctatum.
Larva
Morfologia della larva di Tarlo comune del legno: melolontoide, con il corpo piegato ad arco e di colore bianchiccio; presenta tre paia di piccole zampe toraciche.
Larva melolontoide, con il corpo piegato ad arco e di colore bianchiccio; presenta tre paia di piccole zampe toraciche.
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Arthropoda
Classe: Insecta
Ordine: Coleoptera
Famiglia: Anobiidae
Genere: Anobium
Specie: A. punctatum
Caratteristiche
Lunghezza: 3-5 mm
Alimentazione: xilofaga
Sviluppo: olometabolo
Svernamento: larva
Denominazioni comuni
Tarlo comune del legno
Tarlo dei mobili
Common woodworm
Furniture beetle

Con l'appellativo comune di tarli si è soliti identificare numerose specie di insetti i cui stadi larvali si nutrono di legno (xilofagia): tuttavia, trattandosi di una risorsa molto abbondante ma dallo scarso valore nutritivo, questi insetti tendono ad avere velocità di accrescimento molto ridotte, protraendo il loro sviluppo larvale per parecchi mesi, se non addirittura anni. Gli adulti, al contrario, hanno vita assai breve (meno di un mese), morendo in genere al termine della stagione riproduttiva. Principale esponente di questa categoria è il Tarlo comune del legno (Anobium punctatum - De Geer, 1774), anobio responsabile di estesi danneggiamenti a mobili, travi, parquet, manufatti e legnami da costruzione presenti negli edifici di ogni parte del mondo.
Insetto dal corpo cilindrico di colore rossiccio ricoperto da una fitta peluria giallastra, il Tarlo comune del legno è lungo dai 4 ai 6 mm ed ha il capo rivolto verso il basso e parzialmente nascosto dal pronoto, che lo protegge a guisa di un elmetto. Le elitre sono di colore bruno e solcate ciascuna da 9 linee parallele costituite da una fitta serie di punti infossati.
La stagione riproduttiva ha luogo nei mesi primaverili. Le femmine, terminato l'accoppiamento, depongono da 20 a 40 uova nelle piccole fenditure del legno morto preferibilmente ben stagionato e senza corteccia (compensato incluso). Legnami levigati, compatti o trattati con vernici, cere e smalti risultano invece protetti dalle aggressioni di questo insetto, il quale raramente riesce a perforarne la crosta con l'ovopositore. Dopo circa 4 settimane le uova si schiudono e ne fuoriescono piccole larve biancastre che si insinuano rapidamente all'interno del substrato. Le larve del Tarlo comune del legno sono fornite di tre paia di piccole zampe toraciche e di un robusto apparato boccale masticatore che appare di colore bruno; si nutriranno del legno per un periodo di parecchi mesi, scavandovi lunghe gallerie del diametro di circa 1-2 mm, preferibilmente nell'alburno. L'attacco, tuttavia, non è in genere profondo e non comporta perciò il deterioramento della stabilità delle strutture[1]. Il legno rosicchiato dalle larve viene gradualmente digerito grazie all'azione dei potenti enzimi presenti nell'intestino, i quali permettono all'insetto di trarre dalla cellulosa e dalla lignina ingerite il nutrimento necessario allo sviluppo. Le deiezioni hanno l'aspetto di piccole pellets cilindriche composte di frammenti lignei cementati fra loro e le cui forme ricordano quelle di corti sigari. Arrivate a maturazione le piccole larve si impupano a pochi centimetri di profondità. Con l'arrivo della primavera e l'innalzamento delle temperature avviene lo sfarfallamento degli adulti e la comparsa dei caratteristici "buchi", indice della compiuta infestazione.
In condizioni favorevoli (temperatura di 22-23 °C ed umidità relativa dell'80-90%) lo sviluppo delle larve e la formazione degli individui adulti richiede circa 2-3 anni[2]; temperatura ed umidità inferiori determinano invece un rallentamento della crescita. Situazioni ambientali estreme (clima molto secco e/o temperature superiori ai 28 °C o inferiori ai 18 °C) portano invece alla rapida morte degli insetti.
Tra i legnami maggiormente attaccati si segnalano soprattutto quelli teneri e ben stagionati, ad esempio di conifere e latifoglie[3]; rari sono invece i danni causati ai legnami stagionati per meno di 20 anni[4]. Il Tarlo comune del legno infesta preferibilmente gli ambienti domestici (dove trova condizioni ottimali per lo sviluppo delle larve), i solai, i magazzini e più in generale le strutture con parti lignee di una certa età (è il caso, per esempio, di molte chiese).

Anobio del tabacco

Lasioderma serricorne
Esemplare adulto di Lasioderma serricorne su fondo bianco.
Larva
Morfologia della larva di Anobio del tabacco: melolontoide, con il corpo piegato ad arco e di colore bianchiccio; presenta tre paia di piccole zampe toraciche.
Larva melolontoide, con il corpo piegato ad arco e di colore bianchiccio; presenta tre paia di piccole zampe toraciche.
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Arthropoda
Classe: Insecta
Ordine: Coleoptera
Famiglia: Anobiidae
Genere: Lasioderma
Specie: L. serricorne
Caratteristiche
Lunghezza: 2-3 mm
Alimentazione: polifaga
Sviluppo: olometabolo
Svernamento: adulto
Denominazioni comuni
Anobio del tabacco
Tarlo del tabacco
Tarlo delle sigarette
Tobacco beetle
Cigarette beetle

Coleottero di origine tropicale, l'Anobio del tabacco (Lasioderma serricorne - Fabricius, 1792) si è rapidamente diffuso in tutto il mondo con l'intensificarsi degli scambi commerciali ed è oggi uno tra i più frequenti e dannosi infestanti dell'industria alimentare, dei magazzini e dei supermercati[5]. Specie dalla spiccata polifagia, questo piccolo insetto attacca le sostanze alimentari più disparate: frutta secca, tabacco, farine, spezie, tessuti, semi di varie piante (tra cui il piretro), camomilla, pesce secco, fibre vegetali, crine animale ed ogni altro genere di cibo conservato utile al suo sviluppo.
L'Anobio del tabacco è un coleottero dal corpo subgloboso di colore giallo-rossastro e dalle dimensioni comprese tra i 2,5 ed i 3 mm. Le elitre sono lisce e ricoperte da una leggera peluria. Le antenne, uniformemente dentellate, sono formate da 14 articoli e costituiscono il carattere distintivo più evidente utile al riconoscimento della specie. Gli adulti sono inclini al volo ed alquanto vivaci nei movimenti.
La riproduzione ha luogo nei mesi più caldi dell'anno, dove le temperature raggiungono i valori adeguati allo sviluppo degli embrioni. La deposizione delle uova avviene tra i 15 ed i 37-40 °C, anche se l'optimum si raggiunge attorno ai 30 °C con umidità relativa del 70%. Nel corso della sua vita ciascuna femmina può deporre da 20 a 100 uova direttamente sul substrato idoneo al nutrimento delle larve. Queste ultime, una volta fuoriuscite dall'uovo, iniziano a nutrirsi del pabulum scavandovi numerose gallerie di sezione perfettamente circolare, molto simili a quelle realizzate dai tarli del legno; le larve, inoltre, sono in grado di perforare con facilità, grazie al robusto apparato boccale masticatore di cui sono dotate, involucri e confezioni, penetrando in particolare in sigari, sigarette e nelle bustine in carta-filtro (danni rilevanti in tal senso sono stati riscontrati ai fiori di camomilla ed agli stami di zafferano immagazzinati). L'impupamento ha luogo entro un fragile bozzolo costituito essenzialmente da rosura ed escrementi cementati con la saliva. La durata del periodo preimmaginale varia sensibilmente in funzione delle condizioni ambientali e può concludersi in un lasso di tempo compreso tra 1 e 4 mesi. Nel corso di un anno si possono susseguire, accavallandosi, da 1 a 7 generazioni; in Italia ne sono state accertate 3[6].
Data la necessità di temperature elevate per la corretta crescita degli embrioni, le infestazioni di Anobio del tabacco sono particolarmente frequenti nei locali riscaldati e nei magazzini climatizzati per lo stoccaggio degli alimenti. Tuttavia, temperature eccessivamente basse od elevate possono portare alla morte degli individui nell'arco di poche ore[7].

Anobio del pane

Stegobium paniceum
Esemplare adulto di Stegobium paniceum fotografato mentre si nutre di cereali fioccati.
Larva
Morfologia della larva di Anobio del pane: melolontoide, con il corpo piegato ad arco e di colore bianchiccio; presenta tre paia di piccole zampe toraciche.
Larva melolontoide, con il corpo piegato ad arco e di colore bianchiccio; presenta tre paia di piccole zampe toraciche.
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Arthropoda
Classe: Insecta
Ordine: Coleoptera
Famiglia: Anobiidae
Genere: Stegobium
Specie: S. paniceum
Caratteristiche
Lunghezza: 1,7-4 mm
Alimentazione: polifaga
Sviluppo: olometabolo
Svernamento: adulto
Denominazioni comuni
Anobio del pane
Tarlo dei biscotti
Biscuit beetle
Drugstore beetle

L'Anobio del pane (Stegobium paniceum - Linnaeus, 1758), conosciuto anche con il nome di Tarlo dei biscotti, è un piccolo coleottero di aspetto molto simile a quello dell'Anobio del tabacco, dal quale si differenzia essenzialmente per le dimensioni leggermente superiori (fino a 4 mm), per la conformazione degli articoli antennali (aventi gli ultimi 3 segmenti di maggiori dimensioni e di forma allungata) e per le elitre (che in questa specie, piuttosto che presentarsi lisce, sono attraversate longitudinalmente da numerosi piccoli solchi simili a quelli del Tarlo comune del legno).
Di colore bruno-rossastro e ricoperto da una corta e fitta peluria, l'Anobio del pane attacca carta, pelli, legno, spezie, camomilla e, soprattutto, sostanze di origine vegetale ricche di amido. Per questo motivo è facilmente rinvenibile nei pastifici, dove infesta prodotti farinacei secchi e compatti come pane, cracker, paste alimentari e biscotti. Sovente infesta anche le dispense domestiche che raggiunge in volo.
Ciascuna femmina depone in genere da 20 a 100 uova nel substrato prescelto o nelle sue immediate vicinanze, disponendole in piccoli gruppi di 4-5 unità. Una volta schiuse, le larve iniziano a cercare attivamente il cibo riuscendo a penetrare all'interno delle confezioni anche attraverso fessure microscopiche, in virtù delle loro ridottissime dimensioni (da 0,15 a 0,5 mm). Esse si nutriranno voracemente del pabulum per parecchie settimane (in relazione alla temperatura ed all'umidità ambientale) accrescendosi nell'alimento, per poi impuparvisi per un periodo di 12-18 giorni[8] entro una piccola cella costruita con particelle di cibo cementate con la saliva. Le larve presentano inoltre una notevole resistenza, riuscendo a sopravvivere senza nutrimento ed in condizioni avverse (bassissima umidità ambientale) per diversi giorni (solitamente fino ad 1 settimana). L'intero sviluppo si svolge in genere nell'arco di 3-5 mesi anche se, in presenza di temperature favorevoli (25-30 °C) può ridursi a soli 50-70 giorni. L'Anobio del pane presenta da 1 a 4 generazioni all'anno.
Gli adulti, una volta fuoriusciti attraverso fori caratteristici perfettamente rotondi e del diametro di circa 1,5 mm (quindi del tutto simili a quelli dei tarli del legno), smettono di alimentarsi, sopravvivendo in genere fino a 6-8 settimane, terminata la funzione riproduttiva. Al pari dell'Anobio del tabacco, essi sono estremamente mobili ed attivi volatori, capaci di spostarsi ed infestare locali diversi anche a discreta distanza dal focolaio larvale.

Orologio della morte

Xestobium rufovillosum
Esemplare adulto di Xestobium rufovillosum sopra un ceppo di legno.
Larva
Morfologia della larva del tarlo Orologio della morte: melolontoide, con il corpo piegato ad arco e di colore bianchiccio; presenta tre paia di piccole zampe toraciche.
Larva melolontoide, con il corpo piegato ad arco e di colore bianchiccio; presenta tre paia di piccole zampe toraciche.
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Arthropoda
Classe: Insecta
Ordine: Coleoptera
Famiglia: Anobiidae
Genere: Xestobium
Specie: X. rufovillosum
Caratteristiche
Lunghezza: 5-7 mm
Alimentazione: xilofaga
Sviluppo: olometabolo
Svernamento: larva
Denominazioni comuni
Orologio della morte
Grande tarlo del legno
Deathwatch beetle

Accanto al Tarlo dei mobili, un altro diffuso distruttore del legno è l'Orologio della morte o Grande tarlo (Xestobium rufovillosum - De Geer, 1774), coleottero responsabile di gravi danneggiamenti a travi, pavimenti ed elementi strutturali lignei di abitazioni ed edifici in genere. Il suo nome deriva dal suono ritmico che maschi e femmine producono battendo il capo contro la parete delle gallerie - con funzione di richiamo sessuale - e che ricorda il ticchettio di un orologio.
Lungo dai 5 ai 7 mm (e quindi di dimensione notevolmente superiore a quella dell'Anobium punctatum), l'Orologio della morte è di color bruno-rossiccio e ricoperto a chiazze da ciuffi di fitta peluria giallastra. Il primo segmento del torace copre parzialmente il capo dell'insetto ed è sensibilmente più ampio dei successivi. Le elitre sono finemente punteggiate di leggeri solchi irregolari, i quali tuttavia non seguono la caratteristica disposizione a linee longitudinali tipica di altre specie di Anobidi.
Il suo habitat in natura è rappresentato dai tronchi caduti degli alberi a legno duro (solitamente quercia e salice), soprattutto se soggetti ad infestazioni fungine. Tuttavia, una volta insinuatosi all'interno degli edifici l'Orologio della morte può estendere la sua azione demolitrice anche ad altri tipi di legname, soprattutto castagno, frassino e faggio o, meno frequentemente, olmo, noce, pioppo ed ontano. Le conifere sono invece attaccate raramente da questo insetto e solo a seguito di una lunga stagionatura (poiché questa determina la scomparsa di qualsiasi traccia di resina). Può provocare seri danni soprattutto a travi, pavimenti, legno strutturale, mobili, manufatti e sculture ed è perciò diffuso soprattutto negli edifici più vecchi, dove maggiore è l'impiego del legname quale materiale da costruzione.
Di questo coleottero sono conosciute due distinte modalità di attacco[9]. La prima interessa l'alburno, materiale molto nutriente e perciò attaccato capillarmente dalle larve lungo tutta la sua superficie, seppure non a grande profondità. La seconda, invece, interessa il midollo ed è condizionata dal grado di infestazione complessivo e dalla maggiore o minore presenza di infezioni micotiche: l'azione di alcuni funghi e muffe, infatti, modifica la composizione chimica del legno rendendolo più appetibile alla specie, che riesce così a nutrirsene con maggiore facilità, penetrando a grandi profondità e minacciando seriamente la stabilità della parte attaccata.
Il ciclo biologico dell'Orologio della morte si svolge generalmente in 2-4 anni, anche se condizioni ambientali eccezionali possono ridurre (fino ad 1 anno) o dilatare (fino a 10 anni) tale periodo. Le larve scavano gallerie di maggiore diametro (3-5 mm) rispetto a quelle del Tarlo comune del legno e solitamente a profondità superiori. Le deiezioni sono spesso voluminose e di forma ovale.

Riferimenti

  1. ^ Scirocchi A. (1988) «Guida alla disinfestazione». CESI, Roma: 200-203.
  2. ^ Si veda il punto 1.
  3. ^ Masutti L., Zangheri S. (2001) «Entomologia generale e applicata». CEDAM, Padova: 796.
  4. ^ Si veda il punto 1.
  5. ^ Locatelli D. P., Süss L. (2001) «I parassiti delle derrate. Riconoscimento e gestione delle infestazioni nelle industrie alimentari». Calderini Edagricole, Bologna: 83-84.
  6. ^ Si veda il punto 5.
  7. ^ Si legga a tal proposito l'articolo «Uso delle temperature elevate per il controllo degli insetti nei molini» (2009 - Guerra P.).
  8. ^ Klass C. (2004) «Cigarette and Drugstore Beetles». Cornell University, Insect Diagnostic Laboratory, New York.
  9. ^ Ridout B. (2000) «Timber decay in buildings. The conservation approach to treatment». English Heritage, Londra: 39-49.

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Ultimo aggiornamento: 15-03-2010