homeditteri • calliforidi

Calliforidi

Calliphora vomitoria

Ditteri tozzi e robusti, i Calliforidi (Calliphoridae) sono insetti in genere dalla vivace colorazione metallica verde o blu, più raramente nera brillante od opaca. In alcune specie i sessi hanno colore diverso. Appartengono a questa famiglia circa 1˙200 specie tra le quali le più comuni sono i mosconi della carne, artropodi grandemente diffusi nei pressi degli insediamenti umani, ambienti dove trovano con maggior facilità i substrati necessari alla riproduzione.
I Calliforidi ricoprono una notevole importanza sanitaria in quanto potenziali vettori di svariati agenti patogeni, che prelevano dalle più disparate sostanze organiche in decomposizione di cui si nutrono. Vi sono inoltre specie parassite di gasteropodi terrestri e di annellidi. In Italia le specie più diffuse sono il Moscone blu della carne (Calliphora vomitoria) ed il Moscone verde della carne (Lucilia caesar e Lucilia sericata).

Moscone blu della carne

Calliphora vomitoria
Calliphora vomitoria.
Larva
Morfologia della larva di Moscone blu della carne: larva bianca e chiara, rastremata anteriormente e tronca caudalmente, con fasce di piccole spine che circondano il corpo.
Larva bianca e chiara, rastremata anteriormente e tronca caudalmente, con fasce di piccole spine che circondano il corpo.
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Arthropoda
Classe: Insecta
Ordine: Diptera
Famiglia: Calliphoridae
Genere: Calliphora
Specie: C. vomitoria
Caratteristiche
Lunghezza: 10-12 mm
Alimentazione: saprofaga/coprofaga
Sviluppo: olometabolo
Svernamento: larva/adulto
Denominazioni comuni
Mosca turchina della carne
Mosca vomitoria
Moscone blu della carne
Moscone azzurro
Blue bottle fly
Bottlebee

Tra le molte specie di Calliforidi presenti in Italia, una delle specie più diffuse è la Calliphora vomitoria (Linnaeus, 1758), insetto conosciuto più comunemente con il nome di Moscone blu della carne in virtù della sua vistosa colorazione turchese. Di dimensioni (10-12 mm) leggermente maggiori rispetto a quelle della Mosca domestica, ha capo e torace grigio antracite mentre l'addome è color turchese cupo con riflessi metallici. Il corpo è ricoperto di setole nere, fitte e sottili lungo l'addome e sulle zampe, più rade e spesse quelle localizzate nel capo e nel torace. I grandi occhi composti sono rossi, le ali membranose sono trasparenti e dalle nervature scure.
Le larve del Moscone blu della carne si sviluppano per lo più in sostanze di origine animale (carni fresche, salumi e formaggi) e negli escrementi: risultano perciò frequentemente infestate da questo insetto tutte le industrie di lavorazione della carne (fresca, per scatolame, insaccati ed omogeneizzati), le pescherie, i caseifici e le aziende zootecniche. Le femmine sono attratte dagli odori di frollatura che provengono dal substrato idoneo per lo sviluppo larvale (per lo più carogne animali, pesce e carne in decomposizione) da una distanza di diverse centinaia di metri[1] e vi depongono alcune centinaia di uova, solitamente sistemate in grandi ammassi. La deposizione si svolge nell'arco di due ore circa, durante le quali l'insetto alterna momenti di riposo - nei quali spazzola l'una sull'altra le zampe posteriori e provvede alla pulizia dell'ovidotto - all'emissione di grappoli di uova. Nel caso di carogne animali, le uova sono iniettate generalmente attraverso la cavità orale, nelle orbite oculari, nelle piaghe o, più in generale, lungo i punti dove la pelle è più sottile (ad esempio il cavo dell'ascella o la base della coscia a contatto con il ventre). È sufficiente invece proteggere il substrato con un involucro di carta per renderlo immediatamente sgradito all'insetto, impedendogli l'ovodeposizione: il Moscone blu della carne, infatti, nonostante la tentazione dell'odore, si guarda bene dal deporre le uova finché non abbia scoperto un'entrata in cui i neonati possano insinuarsi da soli. Questa considerazione è ancor più valida in considerazione dei cadaveri interrati: infatti, sono sufficienti due pollici di terra per preservarli dallo sfruttamento dell'insetto; i "vermi della tomba" risultano perciò pura invenzione retorica[2].
Terminata la deposizione, la femmina muore in genere il giorno successivo. Circa due giorni dopo avviene la schiusa delle uova e le neonate larve (bianchicce e dal corpo vermiforme ricoperto di setole) iniziano a nutrirsi del substrato di deposizione utilizzando le forti mandibole del loro apparato boccale masticatore, aumentando progressivamente di dimensione. Arrivate a maturazione esse migrano verso terreno asciutto, impupandosi a qualche centimetro di profondità in un robusto bozzolo color marrone. In condizioni ottimali di temperatura (25 °C circa) l'intero ciclo di sviluppo si completa all'incirca in 2 settimane.
Moscone del tutto simile alla specie precedente è la Calliphora vicina (Robineau-Desvoidy, 1830), insetto sinantropico presente in grandi quantità nelle città e nei centri urbani dove si sviluppa sfruttando soprattutto le carogne di animali morti come piccioni, ratti e topi[3]; per questo motivo il ritrovamento delle sue pupe nell'ambiente è spesso il segnale della presenza di un piccolo animale morto[4]. Solitamente sono solo le femmine a penetrare all'interno degli edifici e delle abitazioni alla ricerca di cibo, svolazzando rumorosamente da un locale all'altro.
Infine, altro diffuso esponente della famiglia dei Calliforidi è il Moscone verde della carne (Lucilia sericata - Meigen, 1826), facilmente distinguibile dalle due specie precedenti a causa della sua brillante colorazione metallica con tonalità verdi, azzurre e dorate, sia dell'addome che del torace. Diffuso in tutti i continenti ed in preferenza lungo le zone costiere a clima tendenzialmente caldo ed umido, questo artropode è conosciuto nei paesi anglosassoni anche con il nome di Sheep blowfly o Moscone della pecora poiché depone spesso le sue uova nel pelo degli Ovini: le larve, raggiunto il derma, si nutrono di pelle morta ed altre secrezioni cutanee dell'animale, contribuendo alla formazione di vaste lesioni ed alla comparsa di gravi infezioni batteriche (nel solo Regno Unito si è stimato ad oltre 1 milione il numero dei capi parassitati da questo Dittero ogni anno). La sua importanza economica e veterinaria è perciò di estremo interesse in tutte le aziende zootecniche e gli allevamenti in genere.

Riferimenti

  1. ^ Süss L., Locatelli D. P. (2001) «I parassiti delle derrate alimentari. Riconoscimento e gestione delle infestazioni nelle industrie alimentari». Calderini Edagricole, Bologna: 73-74.
  2. ^ Fabre J. H. (1974) «Le meraviglie dell'istinto negli insetti: dai Ricordi entomologici». Sonzogno, Milano: 71-83.
  3. ^ McGavin G. C. (2000) «Insects. Spiders and other Terrestrial Arthropods». Dorling Kindersley Limited, London: 143.
  4. ^ Scirocchi A. (1988) «Guida alla disinfestazione». CESI, Roma: 129-130.

Valutazione pagina

5/5 stelle (2 voti)
Ultimo aggiornamento: 15-03-2010