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Muscidi

Musca domestica, Stomoxys calcitrans

Fanno parte della famiglia dei Muscidi circa 4˙000 specie (280 segnalate in Italia) il cui esponente più conosciuto è senza dubbio la Mosca domestica (Musca domestica), assiduo frequentatore delle abitazioni.
Nei Muscidi l'apparato boccale non è generalmente atto a perforare o ad incidere, servendo piuttosto all'assunzione di sostanze liquide o rese tali per mezzo degli enzimi presenti nella saliva. Le mandibole e le mascelle sono atrofiche; queste ultime rimangono aggregate alla porzione basale della proboscide da cui lateralmente sporgono un paio di piccoli palpi mascellari; la porzione distale della proboscide è esclusivamente formata dal labbro inferiore carnoso la cui scanalatura dorsale è chiusa dal labbro superiore e relativo palato mentre la prefaringe, percorsa dal condotto salivare, forma con il palato le pareti di un tubo succhiante.
Altre specie, come la Mosca delle stalle (Stomoxys calcitrans), hanno la proboscide pungitrice a seguito dell'assottigliamento e della sclerificazione del labbro superiore e del labbro inferiore (i quali vengono a formare un cilindro, l'haustellum, nella cui cavità giace la prefaringe) ed hanno perciò apparato boccale pungente-succhiante.
I Muscidi hanno una distribuzione mondiale e numerose specie rivestono una notevole importanza medica o veterinaria. Quelle tipicamente legate agli ambienti umani si sviluppano o si soffermano in corrispondenza di sostanze in decomposizione (materie escrementizie, rifiuti, liquami, carogne, ecc.) contribuendo alla diffusione di pericolosi microrganismi patogeni, inclusi la febbre tifoidea ed il colera. Altre specie (genere Atherigona) sono invece fitofaghe molto voraci e responsabili di gravi danni alle colture agricole.

Mosca domestica

Musca domestica
Musca domestica.
Larva
Morfologia della larva di Mosca domestica: vermiforme, in genere rastremata all'estremità cefalica.
Larva vermiforme, in genere rastremata all'estremità cefalica.
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Arthropoda
Classe: Insecta
Ordine: Diptera
Famiglia: Muscidae
Genere: Musca
Specie: M. domestica
Caratteristiche
Lunghezza: 5-7 mm
Alimentazione: saprofaga/coprofaga
Sviluppo: olometabolo
Svernamento: adulto
Denominazioni comuni
Mosca domestica
House fly

La Mosca domestica (Musca domestica - Linnaeus, 1758) è un insetto di color grigio topo delle dimensioni di circa 5-7 mm, con un'apertura alare di 13-15 mm. Il torace è attraversato da 4 bande scure longitudinali, mentre l'addome è grigio-giallastro e presenta macchie brune soprattutto in corrispondenza della zona genitale del maschio; nella femmina, poco prima della deposizione delle uova, è turgido e di colore giallognolo. Le zampe, lunghe e sottili, presentano in corrispondenza della porzione apicale del tarso una struttura complessa costituita da due cuscinetti (i pulvilli) di peli ghiandolari, che permettono all'insetto di aderire e muoversi lungo le superfici più lisce. Il corpo è fittamente ricoperto di sottili setole nere. I grandi occhi composti sono generalmente di un rosso acceso, più distanziati nella femmina che nel maschio (nel quale hanno anche dimensioni superiori). Le antenne, molto brevi in ambedue i sessi, sono formate da articoli piuttosto tozzi e presentano una caratteristica appendice di aspetto piumoso chiamata "arista" con funzioni sensoriali.
Insetto dalla spiccata sinantropia ed endofilia, esso si è adattato perfettamente a vivere a stretto contatto con l'uomo: le particolari condizioni ambientali tipiche dei centri abitati (accumulo di rifiuti, letame, liquami ed altre sostanze organiche marcescenti) favoriscono la presenza e l'abbondanza di questo artropode, considerato un odioso infestante già in tempi assai remoti («Se tu non lasci andare il mio popolo, ecco io manderò su te, sui tuoi servitori, sul tuo popolo e nelle tue case, le mosche velenose: le case degli Egiziani saran piene di mosche velenose e il suolo su cui stanno ne sarà coperto.» - Sacra Bibbia, Esodo 8:21, quarta piaga d'Egitto).
La Mosca domestica è abituale frequentatrice delle abitazioni e degli ambienti chiusi, luoghi nei quali riposa durante le ore più fredde della giornata poggiandosi preferibilmente su fili, cavi, corde ed altri oggetti pendenti dal soffitto. Al contrario, nelle ore più calde si sposta all'esterno, soffermandosi a pochi metri d'altezza su rami, foglie ed altri supporti riparati dal vento. Guidato da sensazioni visive e olfattive questo insetto, assai mobile, si posa su qualsiasi oggetto che richiami la sua attenzione e lo saggia dapprima con l'estremità dei tarsi, dotati di organi sensoriali, e poi con i labelli. Se si tratta di un cibo liquido, l'assunzione è facile e rapida; se invece la sostanza alimentare è solida (per esempio, una zolletta di zucchero) la mosca rigurgita subito sulla sua superficie una goccia di liquido: ha inizio così un processo di rimescolamento, suzione e ulteriore rigurgito svolto con l'ausilio dei labelli e dei denticoli. Se la sostanza è solubile, passa rapidamente nell'ingluvie; se è insolubile, grazie all'azione dei denticoli può passare in sospensione sotto forma di minutissime particelle; questo avviene anche quando si tratta di sostanze poltacee, come le feci. Tale modalità di assunzione del cibo ed i ripetuti rigurgiti giocano un ruolo importantissimo nella diffusione dei numerosi microrganismi patogeni cui l'animale è vettore.
La Mosca domestica è un'animale estremamente prolifico. Durante la sua breve vita da adulta una singola femmina può arrivare a deporre circa 900-1200 uova all'interno di liquami marcescenti, nello sterco (anche misto ad urina), nei rifiuti ed in qualsiasi altro substrato appropriato: se si considera che un solo chilogrammo di terreno idoneo è sufficiente alla crescita di circa 10˙000 larve[1] è facile immaginare quale potrebbe essere l'incremento demografico delle popolazioni muscine nel corso dell'anno. Fortunatamente numerosi fattori naturali sono causa di elevata mortalità tra la specie: predatori (Acari macrochelidi, Vespe, Coleotteri, Formiche, Rettili, Anfibi ed Uccelli), parassitoidi (Vespe della famiglia dei Calcididi) ed altri organismi infettanti (come il batterio Bacillus thuringiensis ed il fungo Entomophtora muscae) possono limitare notevolmente la proliferazione della Mosca domestica, distruggendo da soli fino al 90% della popolazione.

Riproduzione e sviluppo

La stagione riproduttiva ha inizio in primavera e termina sul finire dell'autunno. La copula non ha luogo durante il volo: il maschio, afferrata la femmina in aria, la trascina pesantemente a terra; il congiungimento può protrarsi anche per un'ora e oltre. Normalmente la femmina accetta un solo accoppiamento: una unica inseminazione è infatti sufficiente per tutte le uova, dato che il seme maschile viene immagazzinato nelle spermateche annesse all'apparato genitale femminile. Durante l'atto sessuale il maschio trasferisce nella vagina della compagna, insieme allo sperma, un particolare ormone chiamato matrone che sembra influenzare il comportamento della femmina: essa respinge gli altri eventuali corteggiatori, calciando con il secondo paio di zampe munite di una spina che lacera le ali dei maschi; quelli che ripetono più volte l'inutile tentativo finiscono per non essere più in grado di volare, il che li rende facilmente soggetti agli attacchi dei numerosi predatori naturali.
Le femmine depongono un numero di uova variabile da 120 a 150 per volta[2] nella sostanza che fungerà da pabulum, disponendole una accanto all'altra a formare grandi ammassi. Il totale delle uova deposte ammonta comunemente a 900 elementi e talvolta supera di amplissima misura tale limite[3]: la sconcertante oscillazione dei dati è dovuta alle differenze di condizioni ambientali e di longevità degli individui. L'ovidepositore delle femmine, estroflettendosi, raggiunge la lunghezza di mezzo centimetro e consente perciò la collocazione delle uova ad una profondità sufficiente ad evitare qualsiasi rischio di essiccamento. L'uovo della Mosca domestica è lungo circa 1 mm, di colore bianco giallognolo, ed ha forma quasi cilindrica, con il polo anteriore più acuminato e quello posteriore ottuso; sulla superficie dorsale esiste una linea di minore resistenza che facilita la schiusa. La durata dell'incubazione è condizionata dalla temperatura: a 25 °C richiede circa 16 ore mentre a 10 °C può protrarsi per 2-3 giorni. Dopo la schiusa le larve brulicano nel loro pabulum e tendono a penetrare negli strati inferiori nei quali la temperatura sviluppata da processi fermentativi si aggira intorno ai 40 °C. Immediatamente si nutrono con voracità del substrato di deposizione, accrescendo progressivamente le loro dimensioni attraverso 2 mute successive (per un totale di 3 età di sviluppo) ed immagazzinando nell'organismo notevoli quantità di grassi di riserva. Dopo alcuni giorni (da 3 ad un massimo di alcune settimane, ma più comunemente nell'arco di 5-6 giorni) giungono a maturazione, misurando in lunghezza circa 12 mm ed assumendo colorazione bianco gialliccia; a questo punto cessano di nutrirsi e abbandonano il focolaio di sviluppo, per trasferirsi generalmente nel terreno circostante, più asciutto e meno caldo, nel quale affondano per trasformarsi in pupe. Se durante questa migrazione la larva non trova subito l'ambiente adatto (terriccio friabile, sabbia, ecc.) può spostarsi fino ad una cinquantina di metri di distanza dal focolaio di origine. Non appena riesce a sprofondare in un terreno favorevole, avvalendosi, per scavare, dell'estremo anteriore appuntito e degli uncini orali, nonché della notevole forza muscolare, la sua pelle comincia a contrarsi e a indurirsi, assumendo un colore dapprima giallognolo, poi rossastro, e via via sempre più bruno: è la stessa cuticola larvale, dunque, a formare l'astuccio protettivo ovoidale (pupario) nel quale avviene la trasformazione in pupa o ninfa. Immobile ed impossibilitata a nutrirsi, la pupa utilizza le riserve accumulate dall'organismo larvale per sostenere la serie di processi biochimici che porteranno alla formazione dell'adulto; in presenza delle condizioni ambientali favorevoli ciò avviene generalmente dopo 6-7 giorni.

Ciclo riproduttivo della Mosca domestica.

Per uscire dal pupario, la Mosca domestica si serve di una vescicola posta in corrispondenza della fronte e denominata ptilino (ptilinum): tale organo, coadiuvato da contrazioni ritmiche del torace e dell'addome, si riempie di linfa e si gonfia tanto da trasformarsi in una sorta di pressa idraulica, capace di rompere il pupario in corrispondenza del polo cefalico, lungo una linea circolare di minore resistenza. In questo modo l'insetto adulto si libera dell'involucro e abbandona il suo rifugio sotterraneo, risalendo verso l'alto sempre con l'aiuto dello ptilino. Raggiunta la superficie, la mosca presenta ali molto piccole poiché ancora minutamente ripiegate su se stesse; queste tuttavia si distendono e si irrigidiscono rapidamente, consentendo all'insetto di spiccare il volo. Lo ptilino, assolta la sua funzione, viene riassorbito dall'organismo lasciando una piccola cicatrice.
L'adulto è pronto all'accoppiamento in poche ore (18 per il maschio, 30 per la femmina)[4].
Lo svernamento avviene per lo più come adulto, in anfratti; particolarmente in questo periodo l'insetto è parassitato da un fungo, Entomophtora muscae, che determina un notevole abbattimento delle popolazioni, bilanciando le altrimenti elevatissime capacità riproduttive di questo artropode.
La longevità di ciascun individuo è di circa 8-10 giorni, per un totale teorico di 10-15 generazioni all'anno. Tuttavia, negli ambienti mantenuti costantemente riscaldati (come, ad esempio, gli impianti di compostaggio e riciclaggio dei rifiuti) le generazioni di Musca domestica possono succedersi incessantemente, arrivando a toccare punte di 22 generazioni all'anno[5]. Anche nel caso di sospensione temporanea del servizio di nettezza urbana, soprattutto nei mesi più caldi, si può determinare lo sviluppo di un enorme numero di mosche nei sacchi di spazzatura aperti o lacerati abbandonati per le strade, favorendo il diffondersi di malattie infettive.

Importanza igienico-sanitaria

Soprattutto d'estate, data la temperatura elevata, la Mosca domestica è sempre alla ricerca di cibo e si nutre tanto abbondantemente che può depositare giornalmente, in media, da 20 a 60 deiezioni. Posandosi su immondizie, feci, espettorati, sostanze marcescenti e ferite purulente (tutti materiali che esercitano una grande attrazione sulla mosca) essa può caricarsi di virus, batteri, spirochete, protozoi, uova e larve di vermi parassiti ed altri agenti patogeni (dalla Mosca domestica sono stati isolati oltre 100 agenti di disparate malattie dell'uomo e degli animali domestici). In parte questi organismi vengono ingeriti dalla mosca che li elimina con le proprie deiezioni, intatti e ancora vitali e virulenti, mentre altri aderiscono alle setole del suo corpo e specialmente ai pulvilli. Perciò quando una mosca si posa su una tavola imbandita, sugli utensili della cucina e sui cibi, contamina facilmente le superfici con il suo pericoloso fardello di microbi. Particolarmente temibili sono inoltre le goccioline di saliva, spesso cariche di germi, che l'insetto rigurgita sugli alimenti solidi.
Si pensi poi alle possibilità di contaminazione dovute al contatto diretto delle mosche con il corpo umano, in particolare là dove più facile è la penetrazione dei microrganismi, ad esempio in corrispondenza di mucose, ferite, piaghe ed altre soluzioni di continuità, anche piccolissime.
Per tutti questi motivi la Mosca domestica (e con essa molti altri Ditteri simili quali, ad esempio, i Mosconi) è ritenuta responsabile della diffusione di una quantità innumerevole di malattie (oltre 65 tra infezioni e parassitosi) tra le quali ricordiamo, a titolo esemplificativo, peste (Pasteurella pestis), colera (Vibrio cholerae), lebbra (Mycobacterium leprae), tifo petecchiale (Rickettsia prowazeki), carbonchio (Bacillus anthracis), tubercolosi (Mycobacterium tuberculosis), salmonellosi, dissenteria, infezioni congiuntivali, linfangite epizootica, virus della poliomielite e virus del tracoma. Inoltre, la Mosca domestica è vettore meccanico di molti parassiti dell'uomo, soprattutto Elminti. La sua distribuzione mondiale e la sua abbondanza ne fanno uno degli insetti più nocivi del pianeta[6].

Mosca delle stalle

Stomoxys calcitrans
Stomoxys calcitrans.
Larva
Morfologia della larva di Mosca delle stalle: vermiforme, in genere rastremata all'estremità cefalica.
Larva vermiforme, in genere rastremata all'estremità cefalica.
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Arthropoda
Classe: Insecta
Ordine: Diptera
Famiglia: Muscidae
Genere: Stomoxys
Specie: S. calcitrans
Caratteristiche
Lunghezza: 6-10 mm
Alimentazione: ematofaga
Sviluppo: olometabolo
Svernamento: adulto
Denominazioni comuni
Mosca delle stalle
Mosca pungente
Barn fly
Biting house fly
Dog fly
Power mower fly
Stable fly

La Mosca delle stalle o Mosca pungente (Stomoxys calcitrans - Linnaeus, 1758) è un insetto molto simile alla Mosca domestica, con la quale viene spesso confuso. A differenza di quest'ultima è di dimensioni leggermente maggiori (lunghezza media di circa 8 mm), con una zona chiara in mezzo al torace tra le bande longitudinali, addome più ampio (sul cui dorso presenta numerose macchie circolari) ed apparato boccale pungente-succhiante in ambo i sessi (analogo a quello di Culicidi e Tabanidi), il cui stiletto sporge vistosamente dal capo. In posizione di riposo giace con il corpo parallelo alla superficie di appoggio e le ali sono notevolmente divaricate, a differenza della Mosca domestica che predilige una posizione più inclinata ed ali ravvicinate.
La Mosca delle stalle è molto diffusa nelle zone agricole, negli allevamenti (da cui ha derivato il suo appellativo comune), nelle case rurali e più in generale dovunque sia presente del bestiame, luoghi dove sopravvive fino a dicembre inoltrato anche nelle regioni settentrionali. Questo insetto è attivo di giorno e, una volta localizzata la sua vittima, atterra ed inizia a succhiare sangue perforandone la pelle in corrispondenza delle ginocchia, del collo e delle parti inferiori delle zampe, dove è più agevole l'accesso ai vasi sanguigni. La suzione dura in genere dai 2 ai 5 minuti e può coinvolgere più ospiti. Terminato il pasto, la Mosca delle stalle riposa e digerisce nelle immediate vicinanze, solitamente in siti caldi e soleggiati (staccionate, muri, vegetazione bassa). Se disturbata si allontana rapidamente in volo per poi ritornare dopo breve tempo presso la zona originale di alimentazione.
Per la produzione delle uova alla femmina sono necessari generalmente 3 pasti di sangue. Il pabulum è generalmente costituito da sostanze in decomposizione (paglia, fieno, concimaie e substrati umidi - può riprodursi anche nei mucchi di alghe, motivo per cui è spesso presente lungo le aree costiere). Le uova sono deposte singolarmente o in gruppi di 25-30 unità lungo un periodo di circa 30 minuti. L'incubazione ha una durata di 1-4 giorni ed è condizionata dalla temperatura e dal grado di umidità. Le larve sono coprofaghe e si nutrono delle sostanze nutritive presenti nel substrato di deposizione: aumenteranno progressivamente di dimensioni attraverso 2 mute di accrescimento lungo un periodo di 11-30 giorni, al termine del quale si impupano. Lo sfarfallamento avviene dopo 6-20 giorni, in relazione alla quantità e alla qualità del cibo ingerito durante gli stadi larvali. Gli individui adulti sopravvivono per breve tempo: il maschio muore al termine dell'accoppiamento, la femmina poco dopo l'ovideposizione.
La Mosca delle stalle, pur essendo molto diffusa presso gli allevamenti e le aziende agricole, non ha preferenze particolari riguardo l'ospite e perciò può pungere qualsiasi mammifero compreso l'uomo, che attacca soprattutto alle caviglie, anche attraverso le calze. L'accumulo di questo insetto nelle stalle può portare nel bestiame alla comparsa di forme anemiche, perdita di peso e riduzione della produzione di latte, oltre a favorire la diffusione di malattie (febbre equina, brucellosi, influenza suina) e parassiti di interesse veterinario (come il Trypansoma cazalboui, responsabile della tripanosomiasi).

Riferimenti

  1. ^ Scirocchi A. (1988) «Guida alla disinfestazione». CESI, Roma: 70-72.
  2. ^ Süss L., Locatelli D. P. (2001) «I parassiti delle derrate alimentari. Riconoscimento e gestione delle infestazioni nelle industrie alimentari». Calderini Edagricole, Bologna: 70-72, 119-128.
  3. ^ Masutti L., Zangheri S. (2001) «Entomologia generale e applicata». CEDAM, Padova: 750-752.
  4. ^ Si veda il punto 1.
  5. ^ Si veda il punto 2.
  6. ^ Chinery M. (1985) «Insects of Britain and Northern Europe». William Collins Sons & Co. Ltd, Londra, UK: 254-255.

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Ultimo aggiornamento: 01-03-2010