Sarcofagidi
Appartengono a questa famiglia circa 2˙500 specie di medie dimensioni, per lo più vivipare, i cui adulti sono caratterizzati da corpo fondamentalmente grigio, con pronoto a bande longitudinali di colore grigio scuro, alternate ad altre più chiare.
Questi Ditteri, noti comunemente come "mosconi della carne", si sviluppano per lo più in sostanze di origine animale (carni, escrementi, liquami ed altri substrati marcescenti) e le loro larve possono determinare in alcuni casi l'insorgere di gravi miasi. Esistono tuttavia specie parassite (ad esempio quelle appartenenti al genere Blaesoxipha, parassite degli Ortotteri) ed entomofaghe (genere Agria, predatore di Lepidotteri).
Al pari di altre famiglie dalle abitudini alimentari simili (come, ad esempio, quella dei Muscidi) i Sarcofagidi ricoprono una notevole importanza sanitaria poiché potenziali vettori di svariati microrganismi, anche patogeni. In Italia la specie più diffusa è il Moscone grigio della carne o Mosca carnaria.
Moscone grigio della carne
Sarcophaga carnaria
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Larva
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| Larva vermiforme con capo appuntito, estremità caudale tronca e fasce di piccole spine. |
Classificazione scientifica
| Dominio: |
Eukaryota |
| Regno: |
Animalia |
| Phylum: |
Arthropoda |
| Classe: |
Insecta |
| Ordine: |
Diptera |
| Famiglia: |
Sarcophagidae |
| Genere: |
Sarcophaga |
| Specie: |
S. carnaria |
Caratteristiche
| Lunghezza: |
10-14 mm |
| Alimentazione: |
saprofaga/coprofaga |
| Sviluppo: |
olometabolo |
| Svernamento: |
adulto |
Denominazioni comuni
| Mosca carnaria |
| Mosca grigia |
| Moscone grigio della carne |
| Flesh fly |
| Musca vomitoria |
Tra i membri più conosciuti della famiglia delle Sarcophagidae è il Moscone grigio della carne o Mosca carnaria (Sarcophaga carnaria - Linnaeus, 1758), robusto insetto dal corpo fondamentalmente grigio opaco (mancano in questo caso i riflessi metallici caratteristici di altre famiglie) con pronoto a 3 bande longitudinali di color ardesia, alternate ad altre più chiare. Nei maschi la parte terminale dell'addome è di color rosso acceso. Di lunghezza generalmente compresa tra i 10 ed i 14 mm, il Moscone grigio della carne deve il suo nome alle sostanze di origine animale su cui solitamente evolve: carni fresche o in putrefazione, prosciutti in via di stagionatura e formaggi. A differenza di altri Ditteri, questa specie è vivipara: la femmina conserva le uova all'interno dell'addome fino al momento della loro schiusa, introducendo quindi piccole larve già formate sul substrato di nutrizione. Per questo motivo i cibi non ben protetti possono risultare infestati improvvisamente dalle larve di questo insetto, la cui ingestione accidentale può portare al verificarsi di gravi miasi intestinali sia a carico dell'uomo che di altri animali vertebrati. All'occasione questo insetto può inoltre inoculare le sue larve all'interno di ferite ed ulcere purulente lasciate scoperte (miasi delle piaghe), causando danni ai tessuti ed il conseguente aggravamento repentino della lesione.
Il ciclo riproduttivo del Moscone grigio della carne è molto simile a quello già indicato per la Mosca domestica e si compie in 8-25 giorni, in relazione alla temperatura ed alle condizioni ambientali. Le larve, di aspetto vermiforme e colore biancastro, sono conosciute con il nome di bigattini ed in virtù della loro vivacità e dimensioni (superiori a quelle della Mosca domestica e di altri mosconi) sono spesso utilizzate come esca nella pesca sportiva. Nel periodo iniziale del loro sviluppo (4-10 giorni) esse si nutrono voracemente del substrato di deposizione - ed occasionalmente di altre larve più piccole che incontrano lungo il percorso (soprattutto di cavallette e coleotteri, ma anche lumache, lombrichi ed altre mosche) - utilizzando il robusto apparato boccale masticatore. In seguito migrano in terreni asciutti dove si impupano per altri 4-7 giorni, fino alla completa formazione dell'individuo adulto.
Lo studio dello sviluppo larvale dei mosconi è oggi utilizzato con successo nelle investigazioni di entomologia forense. Estrapolando l'età delle larve individuate e relazionandola alla temperatura e le condizioni ambientali di ritrovamento è possibile, infatti, comprendere il progresso della decomposizione e calcolare con buona approssimazione la data di morte di un individuo, confrontandola quindi con i rapporti di persone scomparse.
Infine, altrettanto diffusa in Italia è la specie Sarcophaga haemorrhoidalis (Fallén, 1817), del tutto analoga alla precedente Sarcophaga carnaria per morfologia, comportamento e modalità riproduttive.