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Tefritidi

Bactrocera oleae, Ceratitis capitata

I Tefritidi sono piccoli ditteri dai grandi occhi composti iridescenti (in genere di colore metallico rosso acceso, verde o blu), corpo marrognolo ed ali membranose dai disegni elaborati (a fasce, macchie, chiazze e forme a zig-zag, spesso brune o grigie, talvolta dai colori sgargianti, diverse nei due sessi e variabili da specie a specie). Il capo presenta brevi antenne ed apparato boccale lambente-succhiante - adatto alla suzione delle sostanze liquide zuccherine e proteiche - anche se esistono specie ematofaghe dotate di stiletto per pungere. Le femmine sono dotate di ovipositore di sostituzione estroflettibile, più o meno sviluppato e sclerificato, il quale in alcune specie è più lungo del resto del corpo. Le larve, che hanno apparato boccale cefalofaringeo, si sviluppano all'interno di tessuti vegetali (frutti, foglie, infiorescenze) ed in alcuni casi sono galligene.
Le specie più importanti, note comunemente con il nome di Mosche della frutta, possono risultare nocive per l'agricoltura in quanto responsabili di gravi danneggiamenti a carico degli arboreti da frutto (in particolare agrumeti, oliveti ed altri arbusti a frutti molli). In Italia le specie più diffuse sono la Mosca delle olive (Bactrocera oleae) e la Mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata), insetti dall'elevata fecondità e particolarmente diffusi nelle regioni meridionali.

Mosca delle olive

Bactrocera oleae
Bactrocera oleae.
Larva
Morfologia della larva di Mosca delle olive: vermiforme, con corpo glabro o leggermente spinoso.
Larva vermiforme, con corpo glabro o leggermente spinoso.
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Arthropoda
Classe: Insecta
Ordine: Diptera
Famiglia: Tephritidae
Genere: Bactrocera
Specie: B. oleae
Caratteristiche
Lunghezza: 4-5 mm
Alimentazione: polifaga
Sviluppo: olometabolo
Svernamento: pupa
Denominazioni comuni
Mosca delle olive
Mosca dell'olivo
Mosca olearia
Olive fruit fly

Tradizionalmente conosciuta come Dacus, la Mosca delle olive o Mosca olearia (Bactrocera oleae - Gmelin, 1790) è l'unica specie presente in Italia di un genere largamente diffuso nelle regioni tropicali e subtropicali, dove sopravvive con diverse entità di notevole importanza economica quali, ad esempio, le specie Bactrocera cucurbitae e Bactrocera dorsalis. Vive sui frutti di parecchie specie di olivi (Olea europea, Olea verrucosa, Olea chrysophylla, Olea cuspidata) nell'area mediterranea, estendendosi ad oriente fino al Caucaso ed al Pakistan, e ad occidente fino alle Canarie; colonie sono state segnalate anche in Eritrea ed in Sudafrica. In Italia è presente quasi ovunque venga coltivato l'olivo (fanno eccezione alcune aree più settentrionali) anche se con densità di popolazione assai diverse.
L'adulto è lungo 4-5 mm, ha capo fulvo e grandi occhi metallici di color verde. Il torace è grigio-giallastro con scuto giallo mentre l'addome è giallo-castano con macchie trasversali nerastre, variabili per grandezza e numero da individuo a individuo. Le ali, dal colorito iridescente, presentano una piccola macchia bruna all'apice.
La Mosca delle olive si presenta in un numero di 3-6 generazioni annue, anche se il ciclo di sviluppo può variare notevolmente in funzione delle condizioni ambientali. Lo svernamento avviene come pupa, pur non mancando segnalazioni di adulti durante la cattiva stagione (nonostante fra essi la percentuale di mortalità sia elevata) e di stadi larvali in sviluppo invernale molto rallentato. Gli adulti di norma sfarfallano in primavera, alimentandosi poi delle sostanze zuccherine presenti sulle piante e della melata di diversi omotteri sternorinchi. La vita immaginale può durare diversi mesi (anche 9 dall'autunno all'inizio dell'estate successiva) in quanto le femmine ovidepongono solo quando le olive hanno raggiunto la grossezza di un cece.
L'uovo, bianco madreperlaceo, affusolato e lungo circa 0,8 mm, viene inserito sotto l'epicarpo mediante l'ovipositore sclerificato a forma di lancetta; col medesimo apparato le femmine possono anche pungere i frutti per nutrirsi del liquido che geme dalla ferita. Le aureole interessate dalle punture sono riconoscibili per la presenza di piccole cicatrici triangolari e di colore brunastro sull'epicarpo. Solitamente viene deposto un singolo uovo per oliva in quanto la femmina opera una marcatura della drupa con sostanze emesse anche dalla ferita dell'epicarpo, allontanando così le rivali. La fecondità è estremamente variabile e può raggiungere e superare le 500 uova, le quali sono deposte in un periodo di diverse settimane od anche di qualche mese. L'incubazione dura da 2 a 10 giorni. Le larve penetrano nella polpa e si sviluppano in un periodo di circa 2 settimane in estate; quelle mature delle prime generazioni, che vivono entro le olive ancora acerbe, si impupano in una celletta a contatto con l'epicarpo dell'oliva, mentre quelle presenti nei frutti vicino alla maturità escono e compiono la metamorfosi nel terreno, a pochi centimetri di profondità, oppure nei magazzini contenti le olive appena raccolte. Lo stadio pupale può durare da circa 10 giorni nell'estate fino a qualche mese nella cattiva stagione.
Gli stadi preimmaginali e l'adulto della Mosca delle olive vivono in simbiosi con batteri, che nella larva sono localizzati in quattro ciechi intestinali situati tra lo stomodeo ed il mesentero, mentre nell'adulto si rinvengono in un diverticolo della faringe situato nella capsula cefalica. Tali batteri, presenti nella femmina anche nei diverticoli rettali, vengono trasmessi dalla madre alle uova al momento del passaggio di queste attraverso l'ovidepositore e svolgono la loro azione sull'alimento di cui si nutre la larva, rendendosi indispensabili al suo corretto sviluppo; il significato di tale simbiosi tuttavia non è ancora del tutto chiarito.
La Mosca delle olive è l'insetto più dannoso all'olivicoltura[1]. I danni tuttavia variano da un anno all'altro e da zona a zona in quanto la pullulazione di questo insetto è molto influenzata dalle condizioni ambientali, finanche micro-climatiche: sono favorevoli allo sviluppo le estati umide e con punte massime di temperatura non troppo elevate (inferiori a 32-34 °C), mentre una bassa umidità relativa unita ad alte temperature estive può provocare un drastico abbassamento numerico delle popolazioni.
Le olive attaccate forniscono un prodotto quantitativamente e qualitativamente inferiore: le gallerie scavate dalle larve alterano la polpa ed il frutto si raggrinzisce e dissecca se la stagione è asciutta, oppure marcisce se è piovosa; in ogni caso l'olio che se ne ricava ha un più elevato grado di acidità. I frutti possono essere colpiti da più generazioni successive di Mosca delle olive e nelle annate di forte infestazione avviene una notevole cascola: al raccolto la totalità o quasi delle olive può essere colpita.

Mosca mediterranea della frutta

Ceratitis capitata
Ceratitis capitata.
Larva
Morfologia della larva di Mosca mediterranea della frutta: vermiforme, con corpo glabro o leggermente spinoso.
Larva vermiforme, con corpo glabro o leggermente spinoso.
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Arthropoda
Classe: Insecta
Ordine: Diptera
Famiglia: Tephritidae
Genere: Ceratitis
Specie: C. capitata
Caratteristiche
Lunghezza: 4-6 mm
Alimentazione: polifaga
Sviluppo: olometabolo
Svernamento: pupa
Denominazioni comuni
Mosca della frutta
Mosca mediterranea della frutta
Mediterranean fruit fly
Medfly

Originaria dell'Africa occidentale ed oggi diffusa in tutte le regioni a clima temperato-caldo del globo, la Mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata - Wiedemann, 1824) è un insetto polifago che vive a spese dei frutti di un grandissimo numero di piante (sono stati testimoniati attacchi di questo insetto a circa 200 specie vegetali diverse, soprattutto arancio, pesco, melo, pero, albicocco, fico, pomodoro e kako).
L'adulto ha occhi verdi smeraldo, capo giallastro, torace ed addome giallo-bruno variegati. Le ali sono decorate da tre striature giallo-arancio, una longitudinale e due trasversali. Gli organi di senso sono molto sviluppati: in particolare, grazie ai numerosi chemiorecettori di cui sono equipaggiati, questi insetti sono in grado di percepire la presenza di etilene (gas naturale prodotto dalla normale fermentazione della frutta) da notevoli distanze.
Il ciclo vitale è estremamente rapido e può compiersi in un paio di settimane, anche se può rallentare notevolmente con l'abbassarsi della temperatura (a 12 °C sono necessari oltre 100 giorni allo sviluppo dell'adulto, a 9 °C la crescita si interrompe completamente) ed in funzione della specie vegetale attaccata (le prunoidee sembrano offrire in tal senso i substrati più favorevoli).Il pabulum ideale è costituito dalla polpa della frutta matura a buccia sottile (che la femmina riesce a perforare facilmente con il suo ovipositore affilato) anche se talvolta la deposizione può avvenire in sostanze molto umide e ricche di materiale organico in decomposizione (terriccio, escrementi e frutta marcescente). Le uova, che sono iniettate in gruppi entro i frutti ad una profondità di circa 2-5 mm, sono lunghe circa 1 mm, bianche e di forma affusolata; poiché più femmine possono utilizzare lo stesso substrato, non è difficile riscontrare fino a 80-90 ovideposizioni nello stesso frutto. Le larve, bianco-giallastre, di aspetto simile a quelle della Mosca domestica ma di minori dimensioni, hanno apparato boccale masticatore e si sviluppano a spese della polpa raggiungendo la maturità dopo circa 15 giorni ad una temperatura media di 25 °C; in seguito fuoriescono lasciandosi cadere a terra, dove impupano nel terreno a 7-8 cm di profondità.
Nell'Italia meridionale la Mosca mediterranea della frutta presenta fino a 7 generazioni annuali[2] (tale numero diminuisce con l'aumento progressivo della latitudine) ed attacca soprattutto gli agrumeti. Questo insetto, inoltre, è presente (e sembra in aumento) anche nelle regioni settentrionali, dove causa danni economici consistenti in diverse aree frutticole ed è accertata la sua sopravvivenza alla stagione invernale, almeno nei biotipi più favorevoli. Nelle aree climaticamente meno propizie lo svernamento avviene allo stadio di pupa nel suolo; altrove sopravvivono gli adulti.

Riferimenti

  1. ^ Masutti L., Zangheri S. (2001) «Entomologia generale e applicata». CEDAM, Padova: 740-745.
  2. ^ Si veda il punto 1.

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Ultimo aggiornamento: 12-02-2010