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Storno europeo

Sturnus vulgaris

Presente in oltre 100 Paesi, lo Storno europeo (Sturnus vulgaris, Linnaeus 1758) è una delle specie appartenenti alla famiglia degli Sturnidi più note al mondo, in particolare per la sua spiccata adattabilità alla convivenza con l'uomo e la capacità di imitare perfettamente il verso di altri volatili. Uccelli fortemente gregari, per la maggior parte dell'anno gli Storni ruotano nell'aria in grandi e rumorosi stormi - simili per compattezza e movenze ai banchi di pesci - i quali talvolta si posano e nidificano sulle sporgenze degli edifici, che vengono presto imbrattati delle loro deiezioni. Lo Storno europeo può vivere per diversi anni (l'esemplare selvatico più vecchio documentato ha raggiunto un età superiore ai 15 anni[1]). Per molto tempo considerata una specie protetta, solo recentemente alcune regioni italiane hanno autorizzato la caccia a questo famelico uccello per contrastare la sua crescente diffusione.

Areale
Areale di diffusione dello Storno comune: Europa, Asia e Africa settentrionale; è inoltre stato introdotto in America settentrionale, Argentina, Sud Africa ed Australia.
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Subphylum: Vertebrata
Superclasse: Tetrapoda
Classe: Aves
Ordine: Passeriformes
Famiglia: Sturnidae
Genere: Sturnus
Specie: S. vulgaris
Caratteristiche
Lunghezza: 21 - 23 cm
Peso: 60 - 100 g
Livrea: uguale nei due sessi
Migrazioni: migratore parziale
Unità sociale: gruppo
Galleria immagini
Storno europeo, esemplare adulto, particolare del dorso. Particolare delle piume del petto dello Storno comune.
Penne caudali dello Storno europeo. Fotografia dell'ala di Storno comune in posizione estesa, con in evidenza le penne che la compongono.
Nido di Storno comune realizzato con bastoncini e contenente un gruppo di uova di colore verde-azzurro. Coppia di esemplari adulti (maschio e femmina) di Storno europeo.
Denominazioni comuni
Storno europeo
Storno comune
European Starling
Status:
Rischio minimo

Caratteristiche

Lo Storno è un piccolo uccello dal corpo snello e compatto, lungo circa 20-23 cm e del peso di oscillante fra i 60 ed i 100 grammi. La sua livrea, che può apparire a prima vista completamente nera, è iridescente e cambia radicalmente con l'alternarsi delle stagioni: in primavera ed estate è lucida, cangiante, con riflessi metallici verdi e viola, mentre durante il periodo invernale assume tonalità più opaca e marrognola, con gli apici delle piume del corpo color bianco. Anche il becco, lungo ed appuntito, cambia colore con le stagioni, passando dal giallo acceso dell'estate alle tonalità grigiastre dei mesi invernali. Le penne delle ali, della coda e del dorso sono bordate di marrone scuro, con filettatura castano dorata. Le zampe, corte e sottili, sono generalmente rosso scuro. Non è particolarmente evidente alcun dimorfismo sessuale e quindi la distinzione tra maschio e femmina viene effettuata soprattutto sulla base delle dimensioni (maggiori nel maschio) e di alcuni caratteri secondari quali il colore dell'iride (marrone scuro uniforme nel maschio, circondato da un anello castano chiaro nella femmina) o della base della mandibola inferiore (verde-azzurra nel maschio, bianco-rosata nella femmina).
Gli Storni sono volatili turbolenti e molto rumorosi che si spostano generalmente in grandi gruppi compatti (talvolta accompagnati da Passeri) comunicando con i vicini utilizzando un preciso linguaggio di gesti e suoni. Essi segnalano la loro agitazione sbattendo violentemente le ali oppure fronteggiando gli oppositori assumendo postura eretta e rizzando le piume del corpo e della testa. Gli uccelli sottomessi fuggono via rapidamente anche se, in alcuni casi, il confronto può degenerare ad una vera e propria carica dove gli Storni combattono gli uni contro gli altri utilizzando i lunghi becchi per pungersi e beccarsi. Soprattutto sul finire dell'estate (quando gli esemplari giovani si riuniscono in folti gruppi), gli Storni possono appoggiarsi numerosi sopra i rami degli alberi, le linee dell'alta tensione, le antenne televisive, le prominenze degli edifici e qualsiasi altra sporgenza, emettendo incessantemente versi, trilli e fischi, ed talvolta allontanando le altre specie concorrenti spingendole gradualmente fuori dai punti di appoggio.
Gli Storni sono molto comuni nelle zone rurali vicine agli insediamenti umani, anche se la loro presenza nelle città e nelle periferie urbane è costantemente in aumento. Prediligono in genere ampie aree erbose dove sia possibile trovare cibo e sorgenti d'acqua, oltre ad alberi od edifici adeguati alla nidificazione. Evitano invece le distese ininterrotte di boschi e foreste, il chaparral (vasto arbusteto sempreverde simile macchia mediterranea e diffuso soprattutto in California - dallo spagnolo chaparra, "quercia cespugliosa") e le aree desertiche.
Gli Storni sono eccellenti volatori in grado di raggiungere velocità vicine agli 80 km/h. Le colonie insediatesi nelle regioni più settentrionali compiono sul finire dell'estate brevi migrazioni verso sud, seguendo le valli dei fiumi o spostandosi lungo le coste; tuttavia, la maggior parte degli individui rimane stanziale.
Lo Storno europeo è un eccellente imitatore di suoni e può imparare fino a 20 differenti versi di altrettante specie di uccelli.

Riproduzione

La costruzione del nido è responsabilità esclusiva del maschio ed inizia a metà marzo con l'avvio della stagione riproduttiva. Egli, una volta individuata la cavità idonea - ad esempio la vecchia tana di un picchio e le alcove presenti in edifici ed altre strutture artificiali (generalmente ad altezze comprese tra i 3 e gli 8 metri dal suolo) oppure, in casi più rari, presso scogliere e dirupi (fino a 18 metri di altezza) - procede alla realizzazione del nido riempiendola di erba, ramoscelli ed aghi di pino, utilizzando talvolta anche penne, tessuti, cordame ed altra spazzatura utile allo scopo. Nella parte più lontana dall'ingresso egli ricava poi una piccola coppa che riveste di piume, pezzi sottili di corteccia, foglie ed erba, la quale sarà utilizzata per il contenimento delle uova. Lo Storno può in alcuni casi nidificare nei vecchi tetti delle abitazioni, dove riesce a spostare le tegole ricavando lo spazio necessario alla costruzione del nido. Terminata la sua opera (al più presto dopo 1-3 giorni), il maschio staziona nei pressi del nido ed inizia a cantare per attirare la femmina, roteando contemporaneamente le ali. Formatasi la coppia, egli resterà fedele alla compagna tutto l'anno, seguendola ovunque ed allontanando gli altri pretendenti. Dopo l'accoppiamento, la femmina sovrintende alle ultime modifiche della tana - rimuovendo talvolta parte del materiale aggiunto dal maschio - e vi depone in genere 4-9 uova (perfettamente lisce e di colore uniforme bianco-azzurro o bianco-verde, lunghe 27-32 mm e larghe 19-23 mm) che coverà per circa 12 giorni, alternandosi con il maschio. Durante l'incubazione, al nido saranno aggiunte di frequente parti verdi di numerosi vegetali al fine di mantenere elevata e costante la temperatura all'interno della cavità. Una volta schiuse le uova, i neonati hanno un peso che si aggira attorno ai 6 grammi, occhi completamente chiusi (li apriranno solo dopo una settimana) e piumaggio rado e grigiastro. Saranno alimentati nei giorni a seguire per lo più dalla femmina e lasceranno il nido dopo circa 22 giorni. Ciascuna femmina porta a termine circa 3 covate all'anno.
Gli Storni sono volatili molto aggressivi e possono allontanare altre specie di uccelli dai siti di nidificazione che intendono colonizzare, appropriandosi delle loro stesse tane. Inoltre, può accadere talvolta che una femmina di Storno europeo deponga delle uova all'interno dei nidi custoditi da altre femmine della stessa specie (parassitismo di covata intraspecifico): questo comportamento si manifesta soprattutto nelle femmine che non hanno trovato subito un partner all'inizio della stagione riproduttiva e che perciò sperano di incrementare il successo della loro covata sfruttando il lavoro delle compagne.

Alimentazione

Gli Storni si cibano pressoché di qualsiasi cosa, preferendo tuttavia insetti ed altri invertebrati quando disponibili. La dieta abituale include cavallette, coleotteri, libellule, bruchi, lumache, lombrichi, millepiedi e ragni. Si cibano inoltre di frutta selvatica o coltivata (ciliegie, nespole, giuggiole, fichi, olive e more, ma anche bacche di agrifoglio, gelso, bagolaro e sommacco), granaglie, semi, nettare, mangimi di allevamento e rifiuti in genere. Inoltre, a seguito di studi sulle capacità gusto-olfattive di questi uccelli, gli scienziati hanno constatato che gli Storni riescono ad apprezzare il sapore del sale, degli zuccheri, dell'acido citrico e del tannino (composto amarognolo presente in diversi frutti, incluse ghiande e bacche); possono peraltro percepire la differenza tra il saccarosio (il comune zucchero da tavola) e gli altri tipi di zucchero, capacità questa estremamente utile all'uccello in quanto egli non è in grado di digerire il saccarosio stesso.
Gli storni si nutrono presso prati, campi ed altre aree aperte con vegetazione bassa. A differenza di altri uccelli che si spostano per lo più saltellando, gli Storni camminano e con rapidità, trafiggendo il suolo con il becco appuntito alla ricerca di insetti striscianti ed altri invertebrati. Talvolta banchettano in compagnia di altre specie aviarie, soprattutto Corvi, Passeri e Piccioni domestici.
Lo Storno europeo è considerato un pericoloso infestante delle colture agricole in quanto questo vorace uccello è solito attaccare in vasti stormi campi seminati, vigne ed arboreti da frutto, causando ogni anno ingenti danni (nel solo 2007 la Coldiretti ha richiesto alla Regione Emilia-Romagna l'istituzione di un fondo straordinario di 1 milione di euro per l'indennizzo degli agricoltori danneggiati). Come se non bastasse, le migrazioni annuali di questa specie hanno inizio sul finire dell'estate, periodo nel quale giungono contemporaneamente a maturazione numerosi vegetali ed ortaggi, spesso destinati a foraggiare gli spostamenti di questi uccelli. Per ostacolare la proliferazione degli Storni e contenere le perdite dell'agricoltura, negli ultimi anni un numero crescente di regioni, province ed altri enti locali italiani ne hanno autorizzato la caccia tramite deroghe temporanee. Il problema è tuttavia molto complesso in quanto gli Storni sono tuttora inclusi nell'elenco delle specie selvatiche protette stilato dalla Commissione Europea[2], rendendo perciò indispensabile il diretto interessamento delle più alte istituzioni dello Stato al fine di correggere il documento ed individuare una soluzione valida ed eco-sostenibile a questa annosa questione.

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Ultimo aggiornamento: 29-03-2010